xkite - associazione sportiva dilettantistica
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KITESURF: PASSIONE E LIBERTA'

 La mia passione per il kitesurf è cominciata da un racconto.

Nel 2006 mio fratello è tornato dal suo viaggio in Messico, dove rimase per 2 mesi e mezzo. In questa vacanza, oltre a girare il sud del grande Stato, voleva imparare il windsurf, ma la spettacolarità del kite ha sopravalso e ha fatto il corso kite. Tornato sul Lago di Garda mi ha raccontato tutto, le sue avventure con questo sport, quello che può trasmettere e me ne innamorai (ovviamente mi documentai a riguardo su internet). Vissi per un anno il kite solo di racconti e il fascino per questa “strana cosa” continuava a crescere.

A gennaio del 2007 ero con la mia famiglia in vacanza a Saint Maarten (Antille francesi), e in una spiaggia ventosa, indussi mio padre a farmi provare. Lui provò con me. In quella immensa baia caraibica imparammo a manovrare il kite. Era emozionante riuscire a controllare tale potenza del vento con un aquilone, potenza che con la barca a vela è meglio andare al bar!!! Farsi trascinare nell’acqua, sentirla scivolare sul corpo, essere sollevati da una raffica… per me è stata una cosa stratosferica.

Rimasi con l’emozione e lo stupore nel cuore aspettando l’apertura della stagione Xkite (www.xkite.it). Ad aprile iniziò la mia avventura sul lago, parallela a quella di mio papà. Il nostro corso è durato cinque lezioni, suddivise in quasi due mesi perché il vento faceva gli scherzetti (o c’era da studiare). Era, ed è pure adesso, emozionante vedere il lago che tanto avevo vissuto da velista, in un’altra ottica, riuscendo a sfruttare venti più forti in tranquillità, quando con una barca a vela cominci a ridurre la tela, fare fatica fisica e ad arrancare tra le onde.

Dopo una o due lezioni ho messo la tavola ai piedi e spesso mi è capitato di domandarmi se ero io ad avere dei problemi nelle partenze oppure era una cosa naturale. Ad un certo punto c’è stata una svolta, mi sono alzata dall’acqua e mi sono trovata, incredula, con la tavola che planava sull’acqua, gli schizzi, il kite tra le mani che mi tirava e tutto che passava veloce. NON CI POTEVO CREDERE!!

Per il mio compleanno (a giugno), mio papà e mio fratello mi hanno regalato l’ Advance Kondor 13 rossa e nera, bellissima: una vela che non cambierei con nessun’ altra. Ero felicissima, non vedevo l’ora di provarla. I ragazzi dell’ Xkite mi hanno dato delle dritte, rivelato alcuni segreti per quest’ ala, mi sono stati vicino nelle prime uscite e spesso mi capitava che uno di loro mi si avvicinava con la barca e mi dava dei consigli.

Presto mi sono accorta del fantastico ambiente che circonda il Kitesurf, un ambiente giovanile, allegro e di amicizia. Persone molto socievoli, non snob (almeno la maggior parte), pronte ad aiutare gli altri, incitano i nuovi arrivati a non mollare, si scherza, ci si prende in giro e si diventa amici, anche se queste persone hanno età molto diverse l’una dall’altra (dai 13 ai 65 anni). Il rapporto che c’è tra i praticanti dello stesso sport è parte del bello di esso e per me questo è molto importante.

Continuando a praticare il kite, continuavo a migliorare e a settembre Thomas mi ha dato la prima lezione di salti. C’era un bel vento e usavo una vela piccola (Kondor 9), le onde erano magnifiche e io ero determinata a riuscire a fare una salto che si potesse chiamare tale prima di rientrare. E così è stato.

Vedo le onde, le studio, le saluto, accarezzate da un vento freddo che le fa dolci ed allo stesso momento aggressive. Scivolo veloce su una di esse, salgo e scendo, poi mi stacco. Salto nel cielo di qualche metro, vedo l’acqua in fondo, sotto la  tavola e vedo passare le onde integre sotto di me, non solcate dalla lamina dell’Omega. Quando entri nell’acqua e la tua mente si svuota, non pensi ai problemi della vita o del mondo, sei solo tu, il lago (o il mare), il vento, la tua vela e la tavola, non c’è niente e nessun’ altro. Il contatto con l’acqua tiepida tranquillizza il tuo respiro e il tuo cuore.

Ogni uscita mi portava sempre più voglia di uscire, di volare, di stupirmi. E’ una droga, si diventa dipendenti. Si è chiusa la stagione e mi sono sentita triste di colpo, sentivo che qualcosa dentro di me, qualcosa di essenziale mi sarebbe venuto a mancare. L’unica cosa che mi rallegrava era la mia vacanza in Messico, da dove tutto ha avuto inizio. Non c’è stato vento e quindi neanche la possibilità di fare più di tanto kite.

Dopo un po’ che non prendo un’ ala in mano mi manca la sensazione di volare nel cielo, nelle emozioni, essere trainata in un mondo di adrenalina e di passione. Con la primavera si riapre un’altra stagione di kite, piena di emozioni anche questa, di nuove conoscenze e scoperte.

Il kite è bello perché vario come il mondo: c’è il kitesurf con le sue differenti discipline, il kitesnow (con gli sci o lo snowboard) e il buggy (kite con il carretto); cosicché in ogni posto che vai puoi avere sempre con te il tuo aquilone.

Quando esco sono felice, mi sento a casa, sono a mio agio, libera di dire quello che voglio al vento che paziente mi ascolta, di piangere perchè il lago mi asciugherà le lacrime, di cantare per i monti, di sognare, di muovermi, di fare ciò che più mi piace.

Sarà l’acqua, sarà il vento,  la velocità, la vela, il volo, la planata…non so, ma è qualcosa di magico.

Il kite è mille emozioni che non si è capaci di spiegare.

Devo ringraziare mio fratello Sauro che mi ha fatto appassionare, mio papà Graziano che mi ha accompagnata, mia mamma Mara, mia sorella Ilaria ed Elena che mi sopportano quando parlo in continuazione di kite, tutti gli amici ed il team Xkite: Thomas, Giulia, Max, Elena, Franz, Marina, Ale e Martino che mi hanno insegnato.